Paese Romania
Data/Durata Secondo semestre dell’anno scolastico 2016-2017
Soggetti interessati Una terza liceo
Età degli studenti Ragazzi di età compresa fra i 16 e i 17 anni
Contesto Una scuola pubblica, frequentata da allievi di età compresa fra i 6 e i 19 anni. La scuola si trova in una città di oltre 300.000 abitanti nella Romania nord-occidentale.
Tematica trattata Una classe di studenti del liceo con difficoltà nell’interagire, esprimere, riconoscere e riconoscere le emozioni, che sono riusciti a superare le loro paure servendosi della tecnica “La sedia che scotta”.
Descrizione del caso studio Gli studenti non erano ancora riusciti a creare un clima di coesione all’interno della classe, sebbene la maggior parte di loro stesse insieme da un anno e frequentasse la medesima scuola da 9 anni. L’interesse per generi musicali, discipline, sport, modi di vestire e comunicare diversi dividevano la classe in piccoli gruppi incapaci di interagire fra loro. Esprimere le proprie emozioni era visto come un segno di debolezza.

La coordinatrice di classe aveva preso parte a un corso sulla Didattica delle Emozioni, ed aveva dunque deciso di implementare una versione adattata de La sedia che scotta.  Ha chiesto quindi allo psicologo della scuola di prendere parte a quella lezione, in modo che potesse intervenire qualora necessario.

L’insegnante ha chiesto agli studenti di formare dei gruppi mettendo assieme persone che generalmente vanno d’accordo fra loro. All’inizio, l’insegnante li ha invitati a dare un nome al gruppo e condividerlo col resto della classe. Ha poi distribuito un elenco di caratteristiche e domandato agli studenti di selezionare quelle che pensavano appartenessero al loro gruppo. Quindi, ha detto agli studenti di riflettere e descrivere i loro rapporti con gli altri gruppi della classe. A questo punto, l’insegnante ha introdotto La sedia che scotta e ha invitato la classe a spiegare per quale ragione fosse stato dato proprio quel nome all’attività (esempi: perché la sedia è particolarmente scomoda, perché da lì si possono criticare gli altri, ecc.). I portavoce di ciascun gruppo hanno avuto la possibilità di andare di fronte alla classe, sedersi sulla sedia e condividere con gli altri gli argomenti di cui avevano discusso insieme i loro gruppi: il loro rapporto con gli studenti che componevano gli altri gruppi. Al termine di questo passaggio, la classe ha avuto la possibilità di chiedere dei chiarimenti o di commentare l’intervento.

In tre casi su quattro, i portavoce hanno parlato a lungo non solo a nome del gruppo che rappresentavano, ma hanno anche condiviso il loro punto di vista sulle dinamiche di classe. Hanno riconosciuto i propri pregiudizi nei confronti degli altri gruppi ed ammesso che tale atteggiamento non è certo produttivo per la classe. Secondo loro, infatti i loro rapporti potrebbero migliorare se fossero capaci di comunicare ed interagire in maniera costruttiva con tutti i compagni.

Al termine della lezione, tutti erano concordi nell’affermare che gli studenti dovrebbero cercare attivamente delle opportunità per conoscersi e adottare una mentalità aperta, nonostante la diversità dei loro rispettivi interessi.

L’intervento dello psicologo non è stato necessario, in quanto – nonostante alcuni momenti di tensione – tutti gli studenti sono riusciti a contenere le proprie reazioni. L’insegnante ha sentito di aver raggiunto i propri obiettivi, dal momento che gli studenti sono riusciti a riflettere sulle dinamiche di classe.